CESARE BRIANI
ANNA: STORIE, FATTI E MISFATTI
QUARTO VOLUME – QUEGLI AMORI STRAVAGANTI
1 - Anna
Qualche settimana fa[1] sono stata coinvolta negli erotici giochi di Elisa, la mia supersexy pseudo-parente, ……. (PARTE CANCELLATA PER NON TOGLIERE LA SUSPENCE)
Nel frattempo, con il passare dei mesi, la mia famiglia era sempre più eccitazione per la prossima nascita del figlio di mia sorella Giuliana, tutti erano rosi dalla curiosità di sapere se il padre, uno dei cadetti della crociera galeotta, sia bianco, giallo, nero o di qualche altro colore. Ora è nato, l’ha chiamato Marino (non poteva essere altrimenti visto che il concepimento è avvenuto su una nave)[2], non si capisce ancora bene a chi assomigli, è abbastanza scuro di carnagione ma ha i capelli biondi e ricci, gli occhi sono molto allungati, quasi a mandorla, sembra che si siano incrociati in lui i geni di diversi cadetti presenti alla crociera galeotta, anche se ciò non è assolutamente possibile, il padre biologico è uno solo.
La festa per il battesimo è stata bellissima, erano presenti i parenti stretti, gli amici più intimi e i dodici cadetti, facevano a gara per prendere in braccio e coccolare il bambino! Sembra che uno di essi, un bel ragazzo genovese, abbia una tenerezza particolare per Giuliana, è venuto spesso a trovarla durante la gravidanza e pare intenzionato a sposarla. Anche lei manifesta per questo “martire” un notevole interesse, speriamo però che la vista di qualche gondoliere non le faccia di nuovo perdere la testa e soprattutto che il matrimonio, assieme alla maternità, contribuisca a placare i suoi bollenti spiriti.
Sorprendenti novità da Daniel, il mio amore adolescenziale: l’altro giorno mi è arrivata un’email dal Brasile, diceva di essere rimasto sconvolto dal nostro ultimo incontro a Padova, al concerto in cui si era presentato strafatto di alcol e droga. La mia reazione di repulsione l’aveva convinto ad avviare un cammino di disintossicazione che sta già dando i primi frutti, spera di ritornare presentabile nel giro di qualche mese e di venire a trovarmi, se lo vorrò ancora incontrare. Si è reso conto di essere ancora innamorato di me e forse, secondo lui, anch’io provo qualcosa, altrimenti non sarei fuggita nel vederlo ridotto ad un rottame umano. Sono rimasta a lungo in dubbio sulla risposta da dare, eccessivamente affettuosa (come ero tentata di fare poiché il ricordo nel nostro amore, l’unico vero per me, non mi ha mai abbandonato) o scostante per non dargli false speranze, ma alla fine ho optato per un’email di tono gentile ma abbastanza neutro in cui mi complimentavo per la sua iniziativa, formulavo i migliori auguri di guarigione e lasciavo vagamente capire che non mi sarebbe dispiaciuto rivederlo.
A proposito di persone più o meno ‘giuste’: e Antonio? Il nostro rapporto prosegue tra alti e bassi, senza infamia e senza lode, con sue frequenti visite a Bologna o mie a Milano durante i week-end, ma con sempre meno convinzione da parte di entrambi. Forse la colpa è mia, pretendo troppo da me stessa, vorrei ‘perdere la testa’ e non riuscendoci mi allontano dal partner che inevitabilmente avverte il mio estraniamento, anche se faccio di tutto per nasconderlo ma senza mai riuscirci del tutto.
Durante un piovoso week end di qualche settimana fa chiedo ad Antonio di non parlare ancora della mia disavventura con la villa sul lago, devo superarla, ma di raccontarmi invece quella storia che gli era capitata, molto strana, che mi aveva preannunciato ma non aveva mai avuto il tempo di narrarmi. In effetti, secondo lui, quella storia amplia in modo inatteso le opportunità di relazione oltre alle classiche categorie uomo-donna (e relative varianti), aprendole ad altre situazioni più o meno attendibili e condivisibili.
Antonio stesso conferma di essere stato influenzato, forse in modo eccessivo, dalla vicenda di cui è venuto a conoscenza, secondo me perdendo la capacità critica di ravvisare gli elementi che la rendono poco attendibile, anche se la sua indubbia intelligenza e la passione con cui me l’ha narrata riescono ad infondere anche in me notevoli perplessità sulla sua autenticità.
Comunque sia, durante la cena Antonio me l’ha raccontata in modo convincente ignorando le mie frequenti espressioni di sorpresa e incredulità. Ecco qui come me l’ha narrata mentre io davo fondo alla bottiglia di vino per annegare i dispiaceri della perdita della villa sul lago.
ATTO PRIMO - OGNI SCARRAFONE E' BELLO A MAMMA SOJA
2 - Mario
Anna, forse ti ricorderai di quando ti ho raccontato delle mie accese partite di tennis con Mario, un avversario molto ostico, qualche anno fa. Verso le nove del mattino di un giorno dell’anno scorso l’ho incontrato, confuso tra le centinaia di persone che s’affannavano per arrivare in orario al lavoro, nell’abituale caos della stazione della metropolitana di San Babila, a Milano.
E’ una persona di rara sensibilità verso il prossimo ma ciò non gl’impediva d’essere un imprenditore con fama di intuito, decisione e correttezza che ha portato la propria azienda ad ambiziosi livelli di prestigio, anche internazionale, partendo da zero.
Coerentemente alle sue convinzioni ecologiste, la sua azienda era anche una delle più “verdi” a livello internazionale ed aveva ottenuto riconoscimenti di massimo prestigio.
Ha sempre avuto la fama di far impazzire le donne con la prestanza fisica, l’arguzia, l’eleganza e il fascino dell’uomo di successo. Dicono che riuscisse a mantenere spesso anche due e tre storie sentimentali contemporanee, non di certo per insensibilità, anzi, è incredibile, per eccesso di generosità.
L’innata curiosità verso il prossimo gl’impediva infatti di negarsi alle avances di donne interessanti che spesso non gli lasciavano tregua, nelle quali sperava di trovare quella spontaneità e quel quid di diversità dalle altre che avrebbero potuto fargli supporre d’aver trovato la persona speciale con cui passare il resto della propria vita ed avere del figli. D’altra parte era fermamente deciso a non far soffrire le amanti che aveva in animo di lasciare, s’affezionava loro sinceramente anche quando capiva che non erano la persona che stava cercando: teneva quindi in vita per molto tempo storie ormai defunte per lasciarle spegnere lentamente senza traumi eccessivi.
Qualche “psicologo da Bar Sport” del nostro giro di conoscenze sosteneva che tale compulsione nelle conquiste femminili in realtà nascondesse una latente omosessualità che cercava di soffocare con donne di tutte le estrazioni sociali, anche senza eccessive pretese estetiche, purché interessanti e divertenti.
Una sera d’estate, mentre prendevamo un aperitivo al Circolo del Tennis, tale dubbio è stato confortato da una sua incauta affermazione: diceva d’invidiare le donne poiché potevano concepire e partorire un figlio, provando sensazioni che nessun uomo può nemmeno immaginare. Non ti sto a dire le battute, anche grevi, che ha suscitato la sua uscita, con offerte ironiche di contribuire alla fecondazione. Mi è sempre rimasto il dubbio che alcune di tali offerte non fossero poi così ironiche, data la sua indubbia prestanza e simpatia.
L’avevo perso di vista da molto tempo ma le notizie di alcuni anni prima lo davano per affermato industriale che aveva sposato una sventola di ragazza che frequentava il nostro Circolo del tennis, Francesca, simpatica e affascinante. Evidentemente aveva trovato in Francesca le doti che l’avevano convinto a metter su famiglia.
Era un mio abituale avversario di tennis, parecchio più anziano di me ma molto in forma; porca miseria, non sono mai riuscito a batterlo malgrado la differenza d’età d’oltre dieci anni! E’ uno di quei bastardi che giocano d’astuzia e riescono a metterti in condizione d’inferiorità piazzando palle impossibili che ti costringono a correre come un disperato, a sbagliare e comunque non permettono di sfoderare i propri colpi migliori. Al termine d’ogni match ero incazzato nero e ridotto a uno straccetto, lui fresco come una rosa!
Quando ci siamo visti nella stazione della metropolitana s’è fatto riconoscere lui stesso, io non sarei stato in grado di farlo. L’ho trovato cambiato in modo sorprendente, anche sua madre gli sarebbe passata accanto senza capire d’aver incrociato il proprio figlio! Intensa abbronzatura marrone/rosso scuro tipica dell’alta montagna, più magro d’un tempo ma con fisico scattante, baffi e barba assai folti, capelli lunghi brizzolati, addirittura con il codino!
Portava un vecchio sacco da montagna verde militare, molto sdrucito, da cui spuntava la custodia per il violino, la sua passione di sempre. Era vestito in modo assai trasandato, consunti pantaloni di velluto beige, maglione con diverse macchie sospette, foulard rosso al collo, scarponi da montagna piuttosto infangati, ed inoltre irraggiava un vago sentore di bovini!
Non passava di certo inosservato in mezzo agli eleganti manager e professionisti azzimati che a quell’ora affollano la stazione. Tutto sommato costituiva sempre un tipo interessante, ma per donne di forte palato! Ma quello che mi ha colpito maggiormente era la serenità che emanava, si percepiva la sua completa realizzazione, anche se forse il suo sguardo, già intenso, aveva acquisito una maggiore profondità.
Evidentemente aveva voglia di confidarsi con qualcuno ed infatti, dopo i convenevoli ed i reciproci complimenti su quanto ci trovassimo bene (per lui era vero, per me un po’ meno, ero ingrassato di quattro chili senza le corse micidiali che mi faceva fare) abbiamo deciso di prendere un caffè assieme.
Ci siamo seduti al Sant’Ambroeus, uno dei caffè più eleganti di Milano, nell’ovattata sala rivestita di specchi con il grande lampadario di cristallo che troneggia al centro del soffitto. M’ha stupito la deferenza con cui l’hanno accolto i camerieri malgrado apparisse molto male in arnese e stonasse decisamente con l’ambiente. Ci hanno condotti ad un tavolo d’angolo, uno dei migliori del locale. Alcune anziane signore ci hanno guardato con un certo disgusto, si possono ben capire, pazienza!
Dapprima gli ho raccontato in breve di me, Antonio, affermato avvocato di mezz’età, trascurando i lati meno edificanti e appaganti della mia esistenza che in simili occasioni chiunque si guarda bene dal condividere con persone conosciute superficialmente.
Quando s’è meravigliato del fatto che non mi fossi ancora sposato gli ho spiegato che la mia indole, forse eccessivamente cauta, non mi ha mai consentito di farlo con persone che non mi convincessero del tutto e come con il passare del tempo diventasse sempre più difficile incontrare donne ancora libere ed al contempo interessanti, spontanee e disinteressate con cui avere dei figli.
Prendendo spunto dalle mie riflessioni sulla paternità Mario invece si è aperto totalmente – almeno così ritengo - raccontandomi una storia che faticavo a credere vera ma che, tra conferme e smentite, ha avuto un esito sorprendente.
Stranamente la mia era una mattinata piuttosto libera da impegni, non convulsa come tutte le altre, ed evidentemente anche la sua, fatto sta che siamo rimasti a parlare per diverse ore suscitando l’apprensione della mia segretaria per quest’assenza improvvisa.
Gli ho chiesto che nome avrebbe potuto dare a questa vicenda, ci ha riflettuto un attimo e poi mi ha detto con convinzione. “Ogni scarrafone è bello a mamma soja”, come dicono a Napoli. Per rendere la sua storia più realistica me l’ha esposta al presente, come se si svolgesse nello stesso istante del racconto. Mario me l’ha raccontata così.
3 – Mario
Durante il ricevimento per il mio matrimonio con Francesca al Grand’Hotel Principe di Savoia, l’11 settembre del 2001, proprio mentre stiamo tagliando la torta di nozze, i terroristi colpiscono la prima delle Torri Gemelle di New York e poco dopo anche la seconda. Forse questa tragedia doveva farmi presagire che anche il mio matrimonio e la mia vita d’allora erano destinati a crollare, come le due torri.
Anni fa, appunto, malauguratamente decido di sposare una ragazza molto più giovane di me, Francesca, bellissima, simpatica e affascinante, di cui non ero innamorato ma che ritenevo avrebbe potuto appagare il mio desiderio di paternità e stabilità famigliare, dopo tante avventure turbolente e, francamente, sempre più ripetitive e faticose da gestire.
Pensa che sono arrivato anche ad avere quattro storie contemporanee, un record mondiale! Ormai il mio sogno di serata perfetta a quei tempi era costituito da un brodino davanti alla televisione e un dopocena dedicato al mio hobby preferito, il violino. A meno che non arrivasse un figlio, sarei stato felice di dedicargli tutto l’amore che ho dentro di me ed ogni momento libero.
Anche per Francesca non è un matrimonio d’amore, la differenza d’età di quasi venticinque anni si fa sentire, ma la prospettiva di agiatezza (è cresciuta in una famiglia semplice, padre tramviere) e il mio fascino – modestamente - compensano più che in abbondanza la mancanza di un AMORE a lettere maiuscole, che del resto non aveva mai provato neppure nei flirt con i ragazzi della sua età.
Date le premesse, puntualmente nel corso degli anni Francesca mi ha mangiato un sacco di soldi, pensa solo a spendere e spandere in vestiti, gioielli, ritocchini estetici, palestra, viaggi, estetista ed un sacco di altre sciocchezze. Le sue carte di credito hanno un’attività talmente compulsiva che un paio di volte la banca m’ha chiamato per chiedermi se per caso fossero state rubate.
Ma quel ch’è peggio è l’incapacità di darmi un figlio, che è la vera ragione per cui l’ho sposata. Tutte le visite specialistiche di professoroni dalle parcelle scandalose non hanno fatto altro che confermare la perfetta capacità di procreare d’entrambi, dicono che ci vuole pazienza e strenua applicazione nei momenti più fertili del ciclo, sai che voglia! D’altra parte non me la sento neppure d’adottare un bambino, chissà come lo crescerebbe Francesca, sarebbe probabilmente un problema già con un figlio proprio, figurarsi con uno adottato!
A suo tempo m’era sembrata la compagna ideale, più giovane di me, simpatica, bella, fianchi mediterranei adatti al parto, riservata ma con una discreta iniziativa sessuale. A distanza di anni è ancora bellissima ma insopportabile per la cronica insoddisfazione che dimostra, soprattutto da quando ho dovuto ridurle drasticamente l’appannaggio mensile a causa delle difficoltà economiche che m’affliggono da qualche tempo.
Per di più è inesistente a letto: di sera è sempre stanchissima, non si capisce perché, sarà per la palestra (o, sospetto, per le ore che forse passa in un motel con qualche decerebrato istruttore, speriamo almeno che non rimanga incinta, sarebbe il massimo della sfiga l’unione dei geni suoi e del decerebrato), se ne va letto alle nove, quando va bene guarda mezzora di tv e si addormenta.
Talvolta ho avuto la tentazione di seguirla per capire dove e come passi le sue giornate, ma le poche volte che l’ho fatto non ho rilevato alcuna stranezza nei suoi comportamenti, se non il fatto di passare ogni volta qualche mezz’ora in chiesa raccolta in preghiera, non l’avrei mai immaginato!
Chissà, forse è una persona migliore di quello che appaia ma il deterioramento del nostro rapporto non consente di verificarlo, ormai c’è un muro invalicabile che ci separa.
Io invece sono un animale notturno, di sera leggo, talvolta lavoro, faccio un po’ di zapping e per un paio d’ore suono il violino in una stanza insonorizzata che mi sono fatto costruire per non infastidire lei e i vicini. Talvolta Francesca mi raggiunge, le piace ascoltarmi e forse questi sono gli unici momenti in cui avverto ancora da parte sua qualche parvenza di sintonia e complicità.
Quando vado a letto verso l’una Francesca dorme come un ghiro da almeno tre ore e non è neppur lontanamente disturbabile, la mattina mi alzo alle sette e lei dorme ancora, nel week-end non si parla proprio di fare l’amore, non ne ha nessuna voglia. Capita raramente di fare un minimo di sesso piatto e frettoloso solo al rientro da qualche rara cena con amici o nei giorni della sua presunta fertilità, ma molto di malavoglia da entrambe le parti, chi lo sa, forse è questo il motivo per cui non rimane incinta.
Il nostro rapporto si è quindi gradualmente inaridito fino ai livelli attuali di reciproca e malcelata insopportazione. Quello che era un matrimonio con tutte le premesse per riuscire bene si sta trasformando in un incubo da entrambe le parti, sia per le difficoltà economiche degli ultimi tempi, sia per questa mia fissazione su un figlio, effettivamente abbastanza irrazionale data la mia età non più verde e la difficile situazione economica. Ormai la sopportazione reciproca sta arrivando sempre più vicino al limite di rottura.
4 - Mario
Negli ultimi tempi la nostalgia dei tempi andati fa forte presa su di me (brutto segno, sto invecchiando!). Penso sempre più spesso a Barbara, il primo vero amore dei miei vent’anni, pulita, dolce, spiritosa, eravamo innamorati persi anche se non siamo mai andati oltre qualche bacio e fugaci carezze superficiali, ci appagava la reciproca compagnia e la sintonia che provavamo su ogni argomento, compresa la comune passione per il violino, suonavamo dei duetti eccezionali!
Ricordo ancora come se fosse ieri le lunghe passeggiate mano nella mano sui Navigli, i pomeriggi estivi ai giardini all’ombra d’un albero, i film d’amore nell’ultima fila dei fumosi cinema d’una volta, i concerti cui andavamo sognando di diventare un giorno famosi concertisti, le passeggiate in montagna, i programmi di vita assieme con tre o quattro figli.
Purtroppo il padre di Barbara ha dovuto trasferire la famiglia a Napoli per lavoro, ci siamo scritti e telefonati diverse volte ma le nostre strade fatalmente si sono divise. Forse non l’amavo veramente, altrimenti mi sarei dato da fare per non interrompere la nostra relazione. Questo rimpianto ultimamente mi perseguita anche se dopo tanti anni non è molto razionale fantasticare su storie morte e sepolte. Ho provato recentemente a cercarla sui social network ma non sono riuscito a rintracciarla, e poi, a che scopo? Ormai sarà sposata, con figli e nipoti, di certo non penserà ancora a storie d’oltre trent’anni fa.
Ma, tornando alla dura realtà, a cosa servono tutte le energie che spendo per tenere in piedi l’azienda che ho fondato? A lasciarla fra qualche anno a mia moglie in modo che la venda a qualche multinazionale e si goda i soldi con qualche amichetto della sua età o magari molto più giovane di lei (da che pulpito vien la predica ……)? Se va avanti così preferisco trovare il modo di lasciarla ai miei collaboratori, ma non sarà facile, mia moglie sa bene come far valere i propri diritti! E allora cosa faccio? Chiedo il divorzio? Purtroppo siamo in Comunione dei beni, mi spelerebbe vivo, si possono imputarle tutti i difetti del mondo ma di certo non è una sprovveduta, ha un’istintiva scaltrezza che le deriva dalle origini piccolo borghesi ben nascoste sotto la patina di “glamour” che s’è creata.
Forse però sto facendo solo discorsi teorici, se le cose non cambiano rapidamente la fabbrica va a farsi benedire, un bel fallimento non me lo leva nessuno. Ho già ipotecato le case di Milano, Cortina e Santa Margherita per sostenere le disastrate finanze aziendali, è molto probabile che a breve mi ritrovi in mutande, a 55 anni! Ho incaricato una Banca d’affari di trovare un compratore, ma per ora tutto tace, ci sono sul mercato offerte molto più allettanti.
Per fortuna il violino mi riempie la vita, quando suono dimentico i cattivi pensieri e le preoccupazioni. Avrei voluto studiare al Conservatorio ma mio padre mi ha –giustamente- iscritto a Ragioneria. Ho sempre coltivato la passione per il violino, sto prendendo da anni lezioni da ottimi maestri e credo d’aver raggiunto un buon livello, almeno così dicono i maestri stessi e gli amici che talvolta m’incitano ironicamente a suonare qualcosa per loro (Paganini dei poveri, strimpellaci qualcosa!). Debbo dire che sento di dare il meglio proprio quando m’esibisco in pubblico, entro in una “trance artistica” che rende inutili le partiture, gli esperti mi imputano anche qualche “eretica” variazione improvvisata ai testi originali, che tuttavia risultano molto gradevoli, anche per loro stessa ammissione.
Appena diplomato ho iniziato a lavorare in un’azienda meccanica, le finanze familiari non consentivano d’inseguire sogni artistici più o meno irrealizzabili. Dopo qualche anno ho fondato con un socio la mia azienda che nel tempo s’è affermata bene. Abbiamo litigato, come succede spesso tra soci, l’ho liquidato profumatamente rimanendo l’unico proprietario.
Purtroppo questa maledetta crisi, di cui non si vede la fine, è esplosa proprio quando eravamo più vulnerabili a causa d’importanti investimenti tecnici ed in ricerca per una nuova linea di prodotto che abbiamo dovuto accantonare in attesa di tempi migliori.
Ormai sono rassegnato, la vita m’ha dato tutto quello che poteva, non ho niente altro da dare e neppure aspetto di riceverne, non ho attese ulteriori anche se sono consapevole di aver già avuto molto più di tanti altri.
Ma questo irrazionale desiderio di paternità, a parte la legittima aspettativa di veder proseguire la propria opera professionale, che altre radici può avere? Illusione di immortalità? Veder riflesse nei figli le proprie sembianze e la propria natura? Trasmissione dei propri geni? Tutti gli animali maschi lottano con i propri simili per fecondare le femmine, è sicuramente uno dei pilastri dell’evoluzione, i maschi “alfa” trasmettono alla prole i propri geni che così si rinforza. I più deboli restano a bocca asciutta e se ne devono fare una ragione, oppure trovano il modo di accontentarsi e conquistare una femmina qualunque – basta che respiri …- , magari non di quelle più attraenti che sono appannaggio dei maschi “alfa”, ci saranno anche nel loro mondo delle graduatorie di sex appeal!
Io sono sicuramente un maschio “alfa”, ma di figli non ne arrivano lo stesso, ormai me ne sto facendo una ragione. Forse è una fortuna, pensa che disgrazia se dovesse nascere un figlio con il cervello della madre, sarebbe una tragedia! Mi sono consolato dalla frustrazione con diverse adozioni a distanza, ormai ho più di una decina di figli adottivi sparsi per il mondo, le periodiche notizie sui loro successi scolastici mi riempiono di soddisfazione, se emergerò da questi casini in cui mi dibatto prima o poi andrò a trovarli tutti. Ho già pagato le quote fino al loro diploma scolastico, se le cose in azienda si mettessero male almeno non ne risentirebbero.
Certo che, riflettendoci, in quasi tutte le forme animali il ruolo del padre durante la gravidanza è molto marginale o addirittura inesistente. Vuoi mettere la sensazione che deve provare una madre, tenere in grembo un figlio per molti mesi, sentirlo crescere e muovere dentro di se, partorirlo, allattarlo, tutta un’altra storia! Sono restio a confessarlo troppo apertamente per non suscitare dubbi sulla mia virilità, ma è un’esperienza che mi piacerebbe provare. A prescindere dalla procedura di fecondazione che proprio non è di mio interesse!
Pazienza, è andata così, bisogna farsene una ragione e stringere i denti cercando almeno di salvare l’azienda. Anche nelle situazioni più estreme si può trovare qualche aspetto che incita a non mollare, tanto più che prima o poi la stessa fine aspetta tutti inesorabilmente. D’altra parte posso capire chi, più debole di carattere oppure in situazioni di malattia incurabile, insormontabili difficoltà o insopportabile rimorso non ce la fa più e decide di andarsene da questo mondo per sempre.
Non è il mio caso, fortunatamente. Se potessi mollerei tutto per rifugiarmi a suonare il violino nel mio eremo segreto, una piccola baita fatta di tronchi che frequentavo sin da ragazzo e poi ho acquisito in uso perpetuo molti anni fa, sperduta in alta montagna e lontana dai tragitti turistici, mi rifugio lì un week-end ogni tanto per ricaricarmi millantando qualche viaggio di lavoro.
Talvolta porto con me qualche ragazza … comprensiva, ma al termine del week end rientriamo distrutti a Milano, lei per le interminabili passeggiate cui la costringo, io per le intense prestazioni sessuali che malgrado l’età mi sento in dovere d’esibire per non sfigurare. Sperando che non piova perché altrimenti stiamo tutto il giorno a letto e quindi lei rientra in città rilassatissima ed io sfigurato! Tutto sommato ormai è meglio che ci vada da solo, gli anni passano, devo farmene una ragione, anche se talvolta ricordo una divertente affermazione di Woody Allen: “Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è senz’altro la migliore!”
La baita è costruita ai margini del bosco ad oltre 1.300 metri di quota, di fronte si stende un ampio prato fiorito contornato di abeti che s’affaccia sulla valle e sul ghiacciaio dirimpetto, una meraviglia! Gli unici visitatori sono scoiattoli, volpi, caprioli, camosci e di notte raramente qualche timido orso silenzioso in cerca del cibo che abitualmente gli lascio all’esterno, non sono mai riuscito a vederlo ma ha lasciato impronte inequivocabili. D’estate arriva anche qualche cercatore di funghi, fortunatamente di rado.
All’esterno si direbbe un piccolo fienile ma l’interno è molto accogliente, l’ho arredato con mobili e accessori tirolesi. E’ un luogo perfetto per far perdere le proprie tracce, non è neppure censito al Catasto né tanto meno collegato alla corrente elettrica, qualche pannello fotovoltaico ed un generatore d’emergenza sono più che sufficienti. L’acqua non manca, c’è una sorgente vicina. Una grande stufa-cucina rivestita di piastrelle bianche e blu scalda bene l’unico ampio locale e la poca acqua calda necessaria. In effetti l’aria pura invita a lavarsi poco, non se ne sente neppure il bisogno, mi giustifico della pigrizia pensando che così si rinforzano gli anticorpi! Neppure mia moglie Francesca ne conosce l’esistenza e me ne guardo bene dal farglielo sapere.
Un anziano valligiano del posto, Campana, simpatico e molto riservato (forse anche perché è quasi del tutto sordo come una campana, da cui il soprannome) me l’ha data in uso perpetuo ad un prezzo ridicolo, me la tiene in ordine e la rifornisce di tutto quanto serve a viverci confortevolmente per qualche giorno ogni tanto.
5 - Urx
E finalmente, in un bella serata autunnale, faccio la conoscenza con Urx, l’essere che m’ha cambiato la vita.
Come previsto la giornata lavorativa è pessima, lotte con il sindacato, incazzatura con i dipendenti che lavorano come se fossero in un Ministero anziché in un’azienda sull’orlo del fallimento, alcuni clienti che a ragione si lamentano per i difetti riscontrati nei prodotti acquistati malgrado tutti i soldi che si spendono in controlli di qualità che evidentemente fanno acqua da tutte le parti. La mia maggiore preoccupazione deriva dalla situazione finanziaria, ormai passo la maggior parte del tempo a convincere i fornitori ad accettare condizioni di pagamento “a babbo morto”, che poi non vengono rispettate, mentre le banche m’assillano con le richieste di rientro dai fidi. Purtroppo in queste situazioni si perde lucidità, ci si concentra solo sul quotidiano e si trascurano le possibilità di sviluppo commerciali che potrebbero farci uscire dal tunnel. Se qualcuno fa un’istanza di fallimento siamo fregati!
Non ne posso veramente più, se le cose peggiorano quasi quasi mi ritiro nell’eremo segreto, sparisco dal mondo e mi rendo irriconoscibile: lascio crescere i capelli che ora tengo cortissimi (mi faccio anche il codino, l’ho sempre desiderato!), barba folta e baffi.
Lassù non viene mai nessuno tranne il mio amico Campana a portare qualche formaggella di capra, latte e i prodotti dell’orto. Qualche soldo da parte ce l’ho, per qualche anno sarei a posto. L’unico rammarico sarebbe quello di non poter suonare il violino per un pubblico che non fosse solo il mio amico Campana quasi sordo e le sue capre, anche se per dire il vero mi danno qualche soddisfazione, quando suono smettono di brucare, mi circondano, guardano e ascoltano rapite!
Mia moglie se la caverà benissimo, posso darle qualche soldo anche se in tutti questi anni avrà sicuramente messo da parte un bel gruzzolo e troverà velocemente qualche gonzo che la mantenga nel lusso. Già tra i soci del Circolo non manca di ammiratori che si candiderebbero volentieri alla mia successione.
Prima di andare a casa faccio un salto al bar che frequento abitualmente per l’aperitivo dopo il lavoro, sto cominciando a bere un po’ troppo, un paio di spriz prima di cena, mezza bottiglia abbondante di vino durante la cena, un paio di bourbon dopo cena. Ho lasciato perdere anche il tennis, tra alcol e assenza di moto la linea ne risente, i pantaloni sono diventati più stretti e qualche giacca fatica ad abbottonarsi (non fanno più i tessuti d’una volta, tento di consolarmi ….).
Al bar c’è qualcuno dei soliti amici ma non sono in vena di parlare di calcio o di politica, le discussioni sono diventate insopportabili per la deriva populista, egoista e razzista di molti di loro, ormai ho deciso di frequentarli il meno possibile.
Mi siedo al bancone su uno sgabello appartato sorseggiando il primo spriz, cullato dalla musica jazz in sottofondo, immerso in pensieri negativi. Sento che qualcuno si siede sullo sgabello vicino al mio, non sollevo neppure lo sguardo, continuo a rimuginare su come uscire in modo decente da tutti i casini che mi tormentano.
“Mi scusi, per favore mi passa il cestino di olive?” La domanda, fatta dopo qualche tempo da una voce femminile piuttosto roca, mi scuote dal torpore, passo il vassoio alla vicina e mi giro a guardarla: “Prego”.
E’ una gran bella donna sui 30-35 anni, capelli castani a caschetto, sul tipo della Valentina di Crepax, carnagione chiara, occhi allungati d’uno strano colore giallo-oro, quasi da gatta, figura piuttosto morbida in un tailleur pepe e sale forse un po’ fuori moda ma molto elegante, girocollo e orecchini d’oro, borsa di Hermes. L’avvolge un’aura di profumo inebriante con un che di selvatico. Boh, forse sarà una escort d’alto bordo a caccia di clienti. Mi sorride con calore mettendo in mostra denti bianchissimi, perfetti, sembra uscita dalla pubblicità d’un dentifricio: “Grazie”.
A questo punto forse s’attende un’avance da parte mia ma non sono proprio in vena, è molto bella ma è meglio che si trovi qualche pollo meno travagliato da spennare, mi reimmergo nei miei pensieri. Fino ad ora non ho mai dovuto pagare una prostituta, di donne ne ho sempre avute fin troppe, non inizierò di certo ora che sto anche finendo i soldi!
Con la coda dell’occhio vedo che traffica con un apparecchietto, una specie di smartphone sottilissimo d’un tipo che non conosco, sullo schermo appaiono strani caratteri e qualche messaggio vocale in una lingua gutturale. A questo punto la curiosità prende il sopravvento: “Permetta che mi presenti, Mario Bernini.”
“Piacere, Urx.”
“Che strano nome, da dove viene?”
Sorride ironica: “Vengo da molto lontano, una piccolissima repubblica asiatica che sicuramente non ha mai sentito nominare. Ma non le piace il mio nome?”
“Beh, è un po’ particolare, mi scusi se sono impertinente ma forse ha un’impronta più maschile che femminile.”
“Si, le solite banali distinzioni che non avete ancora superato.”
Ho capito, questa qui è un travestito, anche se indubbiamente intrigante non sono proprio interessato a certi attributi sessuali e non ho neppure lo spirito adatto ad avventure erotiche di alcun genere, ha sbagliato indirizzo! Però non ha alcun segno rivelatore, che so, un’ombra di peluria, mani grandi, pomo d’Adamo pronunciato, …..
“Guardi che si sbaglia, non sono un travestito come lei pensa.”
“No, no, cosa dice …. “
“Non menta – mi dice ridendo - ho dei poteri telepatici molto efficienti! Mi sono seduta qui vicino perché l’ho sentita disperato ma con un fondo di positività che mi ha colpita. Vuole una prova? Problemi coniugali e di lavoro, cupi pensieri di sparizione ma qualcosa ancora la convince a non mollare, forse un amore lontano o una passione artistica. Non è così?”
La guardo come un allocco negli occhi da gatta che mi sorridono: “Si, ma come …“
“Si accontenti di questo, quello che ho capito di lei mi piace. Forse potrei aiutarla, almeno per uno dei problemi che l’angosciano, ma non per quelli economici, le sue esigenze sono fuori dalle mie possibilità. Se ci conosceremo più a fondo (o per meglio dire, se lei mi conoscerà meglio, io la conosco già più di quanto lei possa immaginare) le racconterò tutto di me, anche se forse non mi crederà. Ma, se diventeremo amici, possiamo intanto darci del tu?”
Sono turbato ma anche molto incuriosito da questa tizia misteriosa, gradualmente il desiderio di saperne di più sul suo conto mi fa perdere ogni cautela: “Molto volentieri. Ma senti, è ora di cena, devo decidere se tornare a casa o restare fuori, non che per mia moglie faccia una grande differenza, vogliamo andare assieme al ristorante? Qui vicino ce n’è uno molto buono. Vorrei che parlassimo ancora per conoscerci meglio, mi sento molto incuriosito da te, sia intellettualmente che come donna (almeno spero).“
Ride divertita dai dubbi sulla sua natura: “Va bene, stai tranquillo, sento che ti piaccio, vengo volentieri ma tieni conto che non sopporto che si mangino animali. Ci sarà pure qualche ristorante vegetariano o vegano in una città così grande.”
“Non c’è problema, m’informo, anch’io quasi sempre mangio vegetariano, farà bene anche a me.”
Faccio una rapida telefonata a casa per avvertire che non torno per cena e forse neppure per dormire inventando un improvviso viaggio a Bologna, Francesca mi da la buonanotte con aria del tutto indifferente o forse anche più contenta.
Il cameriere c’informa su un ottimo ristorante vegetariano a cinque minuti di strada. Quando scendiamo dagli sgabelli del bar Urx rivela una magnifica figura, statura media e curve arrotondate, ricorda le vamp del dopoguerra sul tipo della Lollobrigida. Del resto ho sempre preferito le donne “morbide” rispetto ai “manici di scopa” che vanno di moda oggi.
Quando c’incamminiamo noto la sua strana andatura piuttosto ondeggiante. Ogni tanto ci fermiamo a sottolineare i punti salienti della conversazione, centrata sulla storia della mia vita che Urx commenta con una profondità ed intuizione dei miei stati d’animo che non ho mai avuto modo di riscontrare con nessun’altra persona, uomo o donna che fosse. Ogni tanto cerco di sapere di più sul suo conto e sui suoi “poteri” ma è sfuggente, rimanda a quando ci conosceremo meglio.
…… PROSEGUE
[1] Terzo volume “Il tandem blu”.
[2] Secondo volume “La Via dell’Inferno”.